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CAMPIELLO DEI SQUELINI

 

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Prende il nome dai fabbricanti di scodelle, Squelini o Scudeleri, che avevano qui la loro fornace, ed erano uniti in una congregazione con i Bocaleri (fabbricatori di boccali) che aveva come chiesa di riferimento quella dei Frari. La congregazione riuniva quindi tutti gli artigiani che producevano e commerciavano scodelle, boccali, pentole, stoviglie ed altri oggetti in maiolica e terracotta. Alcuni scavi effettuati qualche anno fa hanno portato alla luce vari livelli sotto la pavimentazione attuale da cui sono stati recuperati un forno da ceramista risalente al 1500 e dei frammenti di pavimentazione di bottega.

Il palazzetto che da sul campo è, come molti altri in città, ricco di stemmi e patere

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Da osservare anche l'opera permanente in mosaico realizzata dall'artista Marcello Pirro in tempi moderni su una parete nel campiello

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Tra gli avvenimenti accaduti uno in particolare ha reso celebre nel passato la zona ed accaduto nella attigua Calle della Madonna. In una casa di quella calle, poi abbattuta e sostituita oggi da giardini privati, abitava Veneranda Porta che, in combutta con Stefano Fantini, uccise e smembrò il marito Francesco Cestonaro. Poiché furono ritrovati i pezzi del corpo in vari punti della città, il governo della Serenissima decise di esporre al pubblico la testa del morto, assieme ad una lettera con esso ritrovata, che riportava le sigle V. F. G. C.
Tali sigle permisero al fratello della vittima di riconoscerlo e di indirizzare i sospetti verso la cognata ed il suo amante. Rei confessi vennero, per sentenza della Quarantia Criminal, uccisi per decapitazione, ed il Fantini fu anche squartato.

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