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CAMPO SAN SALVADOR

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Il campo deriva il nome dal santo a cui è dedicata la chiesa, San Salvador, eretta pare dalle famiglie Carosi e Gattolosi già in tempi molto antichi su esortazione di S. Magno.

Sembra che inizialmente avesse un pavimento fatto di grate di ferro sotto cui scorreva l'acqua, a imitazione della chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Nel 1141, sotto il priore Bonfiglio Zusto la chiesa passò sotto l'ordine dei Canonici Regolari di S. Agostino. Come conseguenza il priore fu perseguito dal vescovo e ucciso a Veglia, dove si era rifugiato. Alla fine però, una volta riconosciuto l'ordine, il papa Alessandro III, venuto a Venezia, consacrò la chiesa il 29 agosto 1177.

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Soltanto dopo il 1507 la chiesa di San Salvador cominciò ad assumere la forma attuale. Fu completata nel 1663, su disegno dal Longhena o dal Sardi, grazie al lascito del ricco mercante Giacomo Galli. In occasione dell'ultimo restauro, completato il 3 Agosto 1879, venne innestata sull'angolo della facciata verso le Mercerie una palla di cannone con la data del 6 agosto 1849, in ricordo del proiettile scagliato dagli Austriaci che colpì la chiesa in quel punto durante l'assedio di Venezia.

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Si racconta che, quando nel 1177 papa Alessandro III arrivò in incognito a Venezia, dormì la prima notte sotto il vestibolo della chiesa del San Salvador.
Nella parrocchia di San Salvador lavorava il tipografo Nicolò Jenson, che fin dal 1470 pubblicava libri a Venezia.
Tra i fatti di sangue avvenuti in zona, le cronache riportano che il 21 luglio 1506 venne ucciso Giacomo Gradenigo, "homo pacifico", che per riappacificare moglie e marito fu ucciso da quest'ultimo, francese e falconiere del re. Il giovedi grasso del 1602 perse la vita San Nicolò Moro, insieme ad altri tre nobili, per essersi opposto al tentativo di violenza su una fanciulla.
Una colonna commemora i moti del 1848-49. E' costruita in marmo rosso di Verona e pietra d'Istria, con decorazioni in bronzo.

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